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Ebraismo in Italia
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Lmwca'mwcqebraismo in mwcgItalia è la mwcwreligione monoteista più antica ad essere praticata. A mwdaRoma è documentata una presenza ininterrotta dell'mwdqebraismo fin dai tempi precedenti la comparsa del mwdgcristianesimo.
L'espressione mweaebrei italiani (יהודים איטלקים) o mweqitalkim può indicare, in senso lato, tutti quegli mwegebrei che vivono in mwewItalia o che hanno ascendenze italiane o, in un senso più ristretto, le comunità in cui è in uso il "rito italiano", diversamente dalle comunità in cui sono in uso il rito mwfasefardita o mwfqaschenazita.
La mwfwcomunità ebraica italiana trae le sue origini nel mwgaII secolo a.C., quando i primi ebrei arrivarono a mwgqRoma grazie agli intensi scambi commerciali nel mwggbacino del Mediterraneo. Già nel mwgwI secolo d.C. la mwhacomunità ebraica romana era fiorente e stabile tant'è che poté riscattare gli ebrei fatti schiavi durante l'mwhqassedio di Gerusalemme del 70.cite-ref-cali-1-0[1] La maggioranza degli ebrei italiani di conseguenza non appartiene a nessuno dei due gruppi rituali maggiori presenti in seno all'ebraismo (quello mwigsefardita-spagnolo e quello mwiwaskenazita-tedesco),cite-ref-cali-1-1[1] ma sono di rito italiano (mwkaItalkim o mwkqbene romi) che è, insieme al rito temani (yemenita) uno dei riti ebraici più antichi; già nel mwkgTalmud si trovano accenni a usi tipici dei mwkwbene romi (figli di Roma).cite-ref-cem-2-0[2] Il rito italiano attuale può essere suddiviso inoltre in due sottocategorie: il rito italiano degli ebrei del centro e del nord Italia, più vicino al rito romano originario e simile — nella maggior parte dei suoi aspetti — al rito askenazita-tedesco, e, invece, il rito romano degli attuali ebrei romani, più simile al rito sefardita a causa delle influenze conseguenti all'immigrazione a Roma degli ebrei sefarditi dopo la mwmacacciata dalla Spagna.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Gli ebrei italiani hanno una storia molto antica, che risale fino al mwrqII secolo a.C.: reperti archeologici di mwrglapidi tombarie ed iscrizioni dedicatorie vanno indietro fino ad allora. A quel tempo la maggioranza viveva nell'estremo sud dell'Italia, con una ramificazione comunitaria a mwrwRoma, e generalmente parlavano il mwsagreco. Si pensa che alcune famiglie (per esempio gli "Adolescenti") siano i discendenti degli ebrei deportati dalla mwsqGiudea nel 70 d.C. dall'imperatore mwsgTito. Nel mwswprimo Medioevo esistevano principali comunità nel mwtaMeridione italiano, come per esempio mwtqBari ed mwtgOtranto. Gli ebrei medievali italiani produssero inoltre importanti opere mwtwhalakhiche come mwuaShibbole ha-Leket.
Verso la fine del mwugXV secolo gli ebrei in Italia erano complessivamente 70.000 su una popolazione totale di circa 8-10 milioni di persone,cite-ref-ebreiitalia-3-0[3] quindi appena lo 0,7% - 0,9% degli abitanti (in mwvwSpagna, su una popolazione globale eguale all'Italia, vi erano allora ben 200.000 mwwaebrei), distribuiti in 52 comunità. Di questi, circa 25.000 abitavano in mwwqSiciliacite-ref-4[4] dove si stima che nel 1492 gli ebrei componessero tra il 3 e il 5% della popolazione.cite-ref-tracingthetribe-5-0[5]
Dopo l'espulsione degli ebrei dal mwywRegno di Napoli nel 1533, il centro di gravità si spostò a Roma e al nord.cite-ref-cali-1-2[1]
Uno degli ebrei italiani più famosi fu mwaqRabbi mwagMoshe Chaim Luzzatto (1707–1746) le cui opere religiose ed mwawetiche sono studiate ancora nel ventunesimo secolo. La comunità ebraica nel suo complesso raggiungeva circa 50.000 persone nel momento in cui fu emancipata nel 1870. Un momento importante nella mwbastoria dell'ebraismo italiano è il mwbqcongresso ebraico di Forlì del 1418, in cui vengono avanzate richieste al nuovo papa, mwbgMartino V, e vengono assunte decisioni relative alla vita interna delle comunità ebraiche.
Nel 1516 la mwcaRepubblica Serenissima istituì il mwcqGhetto di Venezia, il primo mwcgghetto della storia e che prende il nome dall'isola in cui fu confinata la mwcwcomunità ebraica di Venezia, a quel tempo accresciuta di numero da un'immigrazione aschenazita, e che aveva l'obbligo di rientrare la sera e le cui porte venivano chiuse la notte. Con l'mwdaespulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 con il mwdqdecreto di Alhambra a mwdgVenezia si rifugiarono via via anche molti mwdwebrei sefarditi. Traccia di queste progressive stratificazioni si ritrovano ancora nelle varie mweasinagoghe di Venezia (dette anche scuole) nel ghetto: mweqitaliana, mwegtedesca, mwewCanton, mwfaPonentina, mwfqlevantina. Venezia ha un ruolo importante per l'ebraismo mondiale anche per la diffusione della stampa di libri in ebraico, a cominciare dalla mwfgBibbia di Bomberg del 1517.
Nel mwhq'500 a Venezia si stamparono la maggior parte di tutti i testi in ebraico d'mwhgEuropa, tra cui il mwhwTalmud completo (mwiaBomberg 1520) ancora utilizzato in tutto il mondo come base talmudica. Nel 1553 questa fioritura ebraica si interruppe traumaticamente a causa della disputa tra due case editrici veneziane, la mwiqBragadin e la mwigGiustiniani, sui diritti di stampa della mwiwMishneh Torah di mwjaMaimonide curata dal rabbino di Padova Katzenellenbogen. La disputa fu portata davanti ai tribunali dell'mwjqInquisizione del mwjgpapa Giulio III che giudicarono eretici i testi e ne decretarono il rogo, avvenuto prima a piazza mwjwCampo de' Fiori a Roma, quindi in mwkapiazza San Marco a Venezia.
Nel 1637 il rabbino di Venezia mwkgLeone da Modena vede pubblicata a mwkwParigi la "Historia de riti Hebraici", la prima opera intesa a spiegare l'ebraismo ai non ebrei e a combattere i mwlapregiudizi antisemiti del tempo. Destinata a un pubblico protestante anglosassone, l'opera precorre il dibattito sulla riammissione degli mwlqebrei in Inghilterra al mwlgtempo di Cromwell (essendone stati espulsi nel 1290). Nel 1638 un altro rabbino di Venezia, Simeone Luzzatto, pubblica il "Discorso circa lo stato de gl'Hebrei", sulla tolleranza religiosa e i vantaggi reciproci dell'integrazione degli ebrei a Venezia.
Le porte del ghetto furono abbattute nel 1797 con la mwmqconquista di Venezia da parte di mwmgNapoleone Bonaparte che impose l'mwmwemancipazione. Durante la seconda mwnaAliyah (emigrazione, tra il 1904 e il 1914) molti ebrei italiani si trasferirono in mwnqIsraele, ed a mwngGerusalemme esistono una mwnwsinagoga ed un centro culturale italiani.
Nel 1938 mwoqBenito Mussolini emanò le mwogleggi razziali fasciste e, dopo l'mwow8 settembre 1943, anche l'Italia collaborò con i mwpanazisti, inviando circa 7.000 italiani ai mwpqcampi di sterminio durante l'mwpgOlocausto. Nel ventunesimo secolo gli ebrei italiani sono meno di 30.000; la metà circa vive a mwpwRoma, meno di 10.000 risiedono a mwqaMilano, mentre gli altri sono sparsi in comunità medie o piccole in tutta la penisola.cite-ref-6[6]
Una delle mwrgsinagoghe più grandi d'Italia si trova a mwrwTrieste.cite-ref-7[7] La mwtacomunità ebraica di Casale Monferrato ospita la sua mwtqsinagoga di rito tedesco edificata nel 1595, ricca di arredi e iscrizioni, che è un esempio di mwtgbarocco piemontese ed è considerata una delle più belle d'Italia.cite-ref-8[8]. Anche mwuwMerano e mwvasinagoga di Trani ospitano una mwvqsinagoga, come mwvgdiverse ne ospita Venezia, situate nei caratteristici mwvwghetti ebraici; in particolare la sinagoga di Venezia è riconosciuta come umwwana delle più belle d'Europa. Di particolare pregio le mwwqTavole della Legge in legno dorato risalenti al mwwgXVIII secolo, numerosi mwwwRimonim (terminali per rotoli della Legge) e Atarot (corone per i rotoli della Legge) sbalzati, cesellati o in filigrana d'argento.
Associazionismo
L'unica organizzazione ebraica italiana che rappresenti l'ebraismo italiano di fronte allo Stato secondo la legge è l'mwyaUnione delle comunità ebraiche italiane (UCEI), come previsto dall'mwyqintesa con lo Stato italiano stipulata il 27 febbraio 1987, approvata con la legge 101/1989, revisione conclusa il 6 novembre 1996 e approvata con la legge 638/1996. L'UCEI partecipa alla ripartizione della quota dell'mwygotto per mille del gettito mwywIRPEF.
Poiché l'unica organizzazione che rappresenti giuridicamente gli interessi dell'ebraismo in Italia è l'UCEI, l'unica definizione di "ebreo" rilevante per lo Stato italiano è quella data dall'Assemblea Rabbinica Italiana. Gli unici enti che possono rilasciare una certificazione di ebraicità in Italia (al fine, per esempio, di potere richiedere di sostenere un esame universitario in giorno diverso dal sabato, o al fine di richiedere il riposo settimanale durante il sabato, con obbligo per il datore di lavoro di concederlo) sono le Comunità Ebraiche locali membri dell'UCEI che rilasciano tali certificati soltanto in base alle regole dell'ortodossia ebraica. L'iscrizione alle Comunità locali è infatti consentita soltanto previo nulla osta dell'Autorità Rabbinica locale e al cui diniego si può ricorrere unicamente presso l'Assemblea Rabbinica Italiana (Statuto UCEI).
Le comunità
Ebraismo ortodosso
L'mw0aEbraismo ortodosso (da non confondere con il successivo Ebraismo Ultraortodosso, cioè le varie correnti mw0qCharedì) è la denominazione più antica e maggioritaria dell'mw0gebraismo rabbinico. La maggior parte delle comunità italiane aderenti all'mw0wUnione delle comunità ebraiche si riferiscono a questa scuola.
Storicamente gli ebrei italiani si suddividono in quattro categorie:
1. Ebrei di rito italiano (in mw1webraico "Italkim"), che risiedono in Italia, ed in particolare a mw2aRoma, dal tempo dell'mw2qImpero romano (da circa 2.200 anni).
2. Ebrei mw2wsefarditi, che possono essere suddivisi in sefarditi levantini e ebrei iberici, cioè ebrei giunti in Italia dopo le mw3aespulsioni dalla Spagna nel 1492, dal mw3qRegno di Sicilia nel 1493, dal mw3gPortogallo nel 1497 e dal mw3wRegno di Napoli nel 1533. Questi a loro volta includono sia gli espulsi di quel tempo sia la famiglie mw4acriptogiudaiche che lasciarono la mw4qSpagna ed il Portogallo nei secoli successivi e ritornarono all'ebraismo.
3. Ebrei mw4waschenaziti, che vivono principalmente nella parte nord dell'Italia.
4. Ebrei di mw5qAsti, mw5gFossano e mw5wMoncalvo ("Appam"). Questi rappresentano gli ebrei espulsi dalla mw6aFrancia nel mw6qMedioevo. La loro mw6gliturgia è simile a quella degli aschenaziti, ma contiene alcuni usi distintivi provenienti dagli ebrei francesi del tempo di mw6wRashi, particolarmente nelle funzioni delle mw7afestività ebraiche.cite-ref-9[9]
Storicamente queste comunità rimasero separate: in una data città vi era spesso una "sinagoga italiana" e una "sinagoga spagnola" e di tanto in tanto anche una "sinagoga tedesca". In molti casi, queste si sono amalgamate, ma una data sinagoga può celebrare servizi liturgici di più riti.cite-ref-10[10]
Esistono anche altre categorie:
• mw-qEbrei di San Nicandro che sono discendenti mw-ggerim dei mw-wneofiti di mw-aSan Nicandro Garganico;cite-ref-11[11]
• mwaqyEbrei libici, soprattutto a Roma.cite-ref-cem-2-1[2]
• mwaqwEbrei libanesi, giunti soprattutto a Milano in seguito alla mwaq0guerra civile in Libano dal 1974.
Rito italiano
Gli ebrei italiani, distinti dai mwarusefarditi e dagli mwaryaschenaziti, sono a volte indicati nella letteratura scientifica come mwarcItalkim (mwargebraico di "italiani", plur. di "italki", ebraico antico derivante dall'aggettivo mwarklatino "italicu(m)", che significa "italico", "latino", "romano"; mwaroitalkit (o mwarsitalqit) viene usato anche in ebraico moderno per indicare la mwarwlingua italiana). Gli ebrei di rito italiano di solito parlavano tradizionalmente una varietà di mwar0lingue giudeo-italiane come il mwar4bagitto a mwar8Livorno; solo a Roma si continua a parlare il mwasagiudaico romanesco.
Le usanze e i riti religiosi degli ebrei di rito italiano possono essere visti come un ponte tra le tradizioni mwasiaschenazite e quelle mwasmsefardite, mostrando somiglianze con entrambe; e sono ancora più vicini alle tradizioni dei mwasqromanioti (ebrei greci in Italia). Si riconosce inoltre una suddivisione tra il mwasumwasyminhag Benè Romì, praticato a Roma, e il mwascmwasgminhag Italiani, praticato in città del nord come mwaskTorino, anche se i due riti sono generalmente affini, nonché alcune differenze tra il mwasomwassminhag di Firenze (prettamente sefardita) e quello di Livorno.
In materia di diritto religioso, la maggior parte degli ebrei di rito italiano in generale seguono le stesse regole degli askenaziti codificate da mwas0Moshe Isserles (detto il mwas4Ramo) con l'eccezione della proibizione askenazita di mangiare legumi a Pesach, mentre a Roma e Firenze seguono generalmente le stesse regole dei mwas8sefarditi, secondo lo mwatamwateShulchan Aruch senza le glosse di mwatiMoshe Isserles (su un totale di circa 35.000 ebrei presenti in Italia solo 12.000 risiedono a Roma). Tuttavia la loro liturgia è diversa da quella di entrambi questi gruppi. Una ragione di ciò potrebbe essere che l'Italia era il centro principale della prima stampa ebraica, consentendo agli ebrei italiani di conservare le proprie tradizioni, quando la maggior parte delle altre comunità dovevano optare per un mwatmlibro di preghiere di standard "sefardita" o "askenazita".cite-ref-12[12]
Si è spesso sostenuto che il libro di preghiere (mwatkmwatosiddur) italiano contenga gli ultimi resti della tradizione ebraica giudeo/galilea, mentre sia quello mwatssefardita sia, in misura minore, quello mwatwaschenazita riflettano la tradizione mwat0babilonese. Questa affermazione è molto probabilmente storicamente accurata, anche se è difficile verificare testualmente quanto materiale liturgico dalla mwat4Terra d'Israele sopravviva. Inoltre, alcune tradizioni italiane riflettono il rito babilonese in una forma più arcaica, più o meno allo stesso modo del libro di preghiere degli mwat8ebrei mwauayemeniti. Esempi di antiche tradizioni babilonesi conservate dagli italiani ma da nessun altro gruppo (compresi gli yemeniti), sono l'uso di mwaueketer yitenu lach nella mwauimwaumkedushah di tutti i servizicite-ref-13[13] e di mwaugnaḥamenu in mwaukBirkat Hamazon (ringraziamento dopo i pasti) nello mwauoShabbat, entrambi i quali si trovano nel mwaussiddur di mwauwAmram Gaon.cite-ref-14[14]
La comunità di rito italiano tradizionalmente utilizza l'ebraico italiano, un sistema di pronuncia simile a quella degli ebrei spagnoli e portoghesi. Tale pronuncia è stata in molti casi adottata anche dalle comunità sefardite, aschenazite e mwavmappam d'Italia.cite-ref-cali-1-3[1]
Aschenaziti
Ci sono ebrei mwav8aschenaziti che vivono nel mwawaNord Italia fin dal mwaweTardo Medioevo. A mwawiVenezia, erano la più antica comunità ebraica della città, anteriore sia a quella sefardita che ai gruppi italiani. Dopo l'invenzione della stampa, l'Italia divenne un importante centro editoriale per libri ebraici e mwawmyiddish utilizzati dagli ebrei tedeschi e altri ebrei nordeuropei. Una figura rimarchevole era mwawqElia Levita, esperto grammatico e mwawumasoreta, anche autore del poema epico-romantico yiddish mwawyBovo-Bukh.cite-ref-cali-1-4[1]
Altre comunità rinomate sono state quelle di mwawwAsti, mwaw0Fossano e mwaw4Moncalvo, che discendevano da ebrei espulsi dalla mwaw8Francia nel 1394: la comunità astigiana comprende la nota famiglia mwaxaLattes. Solo la sinagoga di Asti è ancora in uso nel ventunesimo secolo. Il loro rito, conosciuto come mwaxeappam (dalle iniziali ebraiche delle suddette tre città), è simile a quello aschenazita, ma ha alcune peculiarità tratte dal vecchio rito francese, in particolare al riguardo delle mwaxifestività ebraiche. Queste variazioni si trovano su fogli mobili che la comunità utilizza in combinazione con il normale libro di preghiere aschenazita e vengono stampati anche da Goldschmidt.cite-ref-15[15] Questo rito è l'unico discendente superstite del rito originale francese, usato da mwaxcRashi e in tutto il mondo: gli aschenaziti francesi dal 1394 utilizzano il mwaxgrito tedesco-aschenazita.
Nella tradizione musicale e nella pronuncia, gli aschenaziti italiani differiscono notevolmente dagli aschkenaziti di altri paesi e mostrano una certa assimilazione con le altre due comunità. Fanno eccezione le comunità nordorientali, come quella di mwaxoGorizia che data dai tempi austro-ungheresi, e sono molto più vicine alla tradizione tedesca e austriaca.
Sefarditi
Dal 1442, quando il mwayyRegno di Napoli cadde sotto il dominio spagnolo, un considerevole numero di ebrei sefarditi vennero a vivere nell'mwaycItalia meridionale. A seguito dell'mwaygespulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 così come dal mwaykRegno di Sicilia e dalla mwayoSardegna nello stesso anno, dal mwaysPortogallo nel 1495 e dal Regno di Napoli nel 1533, molti si spostarono nell'Italia centrale e settentrionale. Un rinomato profugo fu Don mwaywIsaac Abrabanel.
Nel corso dei secoli successivi furono raggiunti da un flusso costante di mway4mway8conversos che abbandonavano la Spagna e il Portogallo. In Italia, correvano il rischio di incriminazione per "mwazagiudaizzazione", dato che per legge erano battezzati cristiani; per questo motivo in genere evitarono gli mwazestati pontifici. I mwazipapi permisero qualche insediamento spagnolo-ebraico ad mwazmAncona, poiché questo era il porto principale per il commercio con la mwazqTurchia, dove i loro legami con i sefarditi ottomani erano utili. Altri Stati ritennero vantaggioso consentire ai mwazuconversos di stabilirsi e mescolarsi con le comunità ebraiche già esistenti e chiudere un occhio sul loro Stato religioso. Nella successiva generazione, comunque i figli dei mwazyconversos avrebbero potuto rientrare nell'mwazcebraismo senza problemi legali, poiché non erano mai stati battezzati.cite-ref-cali-1-5[1]
I principali luoghi di insediamento furono i seguenti:
1. mwaz8Venezia. La mwaaaRepubblica di Venezia aveva spesso rapporti tesi con il Papato; d'altra parte erano consapevoli dei vantaggi commerciali offerti dalla presenza di colti ebrei di lingua spagnola, in particolare per il commercio con la Turchia. In precedenza gli ebrei di Venezia erano stati tollerati con decreti di una certa durata di anni, periodicamente rinnovati. Nei primi anni del mwaaeXVI secolo, queste modalità furono rese permanenti e un decreto separato fu concesso alla comunità "ponentina" (occidentale). Il prezzo pagato per questo riconoscimento fu il confinamento degli ebrei nella nuova istituzione del "mwaaiGhetto". Tuttavia per lungo tempo la Repubblica di Venezia fu considerata come la migliore località di insediamento degli ebrei, equivalente ai mwaamPaesi Bassi del mwaaqXVII secolo o agli mwaauStati Uniti nel mwaayXX secolo.cite-ref-cali-1-6[1]
2. L'immigrazione sefardita fu inoltre incoraggiata dai mwaawprincipi d'Este, nei loro possedimenti a mwaa0Reggio Emilia, mwaa4Modena e mwaa8Ferrara. Nel 1598 Ferrara venne ripresa dagli mwabaStati Papalini, il che provocò un flusso migratorio verso l'esterno.
3. Nel 1593 mwabiFerdinando I de' Medici, mwabmGranduca di Toscana, concesse agli ebrei portoghesi di vivere e commerciare a mwabqPisa e mwabuLivorno (cfr. "mwabyComunità ebraica di Livorno").
Nel complesso gli ebrei spagnoli e portoghesi rimasero separati dagli ebrei italiani autoctoni, anche se c'era una notevole influenza religiosa e intellettuale reciproca tra i gruppi.
La mwabkScola Spagnola (mwabosinagoga spagnola) di mwabsVenezia fu originariamente considerata come la "sinagoga madre" dalle comunità spagnole e portoghesi di tutto il mondo, poiché fu tra le prime a essere fondate e il primo libro di preghiere fu pubblicato lì: le comunità posteriori, come mwabwAmsterdam, seguirono la sua guida in merito a questioni rituali. Con il declino dell'importanza di Venezia a partire dal mwab0XVIII secolo, il ruolo di primo piano passò alla mwab4comunità ebraica di Livorno (per l'Italia e il Mediterraneo) e ad Amsterdam (per i mwab8Paesi occidentali). La mwacasinagoga di Livorno fu distrutta durante la seconda guerra mondiale: un mwacimoderno edificio fu eretto nel 1958-1962.cite-ref-16[16]
Oltre agli ebrei spagnoli e portoghesi strettamente detti, l'Italia ha ospitato molti mwacgebrei sefarditi dal mwackMediterraneo orientale. La mwacoDalmazia e molte delle isole greche, dove c'erano grandi comunità ebraiche, sono state per molti secoli parte della mwacsRepubblica di Venezia, e vi fu una comunità "levantina" a Venezia. Questa rimase separata dalla comunità "ponentina" (cioè la spagnola e portoghese) e legata alle proprie radici orientali, come dimostra il loro uso nei primi anni del XVIII secolo di un libro di inni classificato come mwacwmaqam alla maniera ottomana.cite-ref-17[17] (Entrambe le sinagoghe sono ancora in uso, ma le comunità si sono amalgamate). In seguito la comunità di Livorno agì come collegamento tra gli spagnoli e i portoghesi e gli ebrei sefarditi orientali e punto di riscontro tra le altre tradizioni e gruppi musicali. Molti ebrei italiani hanno radici "levantine", per esempio da mwadeCorfù, e prima della mwadiseconda guerra mondiale l'Italia considerava l'esistenza delle comunità sefardite orientali come possibilità di espandere l'influenza italiana nel Mediterraneo.cite-ref-sefar-18-0[18]
Nel XVIII e mwadgXIX secolo molti ebrei italiani (perlopiù, ma non esclusivamente, dal gruppo spagnolo e portoghese) mantennero una presenza commerciale e residenziale sia in Italia che nei paesi dell'mwadkImpero ottomano: anche coloro che si stabilirono definitivamente nell'Impero ottomano, mantennero la loro nazionalità toscana o altra italiana, in modo da avere il beneficio delle "mwadocapitolazioni dell'Impero ottomano". Così in mwadsTunisia vi era una mwadwcomunità di mwad0Juifs Portugais, o di mwad4L'Grana (livornesi), quest'ultima comunità che si manteneva separata dagli ebrei nativi tunisini (mwad8Tuansa) considerandosi superiore. Comunità più piccole dello stesso tipo esistevano anche in altri paesi, come la mwaeaSiria, dove erano conosciuti come mwaeeSeñores Francos, sebbene in genere non fossero abbastanza numerosi per stabilire le proprie sinagoghe; per pregare si incontravano invece nelle reciproche dimore. Diversi paesi europei spesso nominavano ebrei di queste comunità come loro rappresentanti consolari nelle città ottomane.cite-ref-sefar-18-1[18]
Tra le due guerre mondiali la mwaecLibia fu una mwaegcolonia italiana e, come in altri paesi del mwaekNordafrica, il potere coloniale trovò utili gli ebrei locali, essendo una élite istruita e ben introdotta. Dopo l'mwaeoindipendenza libica e soprattutto dopo la mwaesguerra dei sei giorni nel 1967, molti ebrei libici si trasferirono sia in mwaewIsraele che in Italia, e la maggior parte delle sinagoghe "sefardite" a Roma sono in realtà libiche. (Il Tempio Spagnolo, senza dubbio di origine spagnola e portoghese come implica il nome, ora si considera "italiano", in contrasto con queste comunità più recenti).cite-ref-19[19]
Ebraismo riformato
L'mwafmebraismo riformato, chiamato anche mwafqliberale o mwafuprogressista, ha avuto origine nel mwafyXIX secolo in mwafcGermania. In Italia sono presenti comunità ebraiche riformate a mwafgMilano, mwafkFirenze, mwafoRoma, mwafsBologna, mwafwBergamo e mwaf0Brescia, associate nella Federazione Italiana per l'Ebraismo Progressivocite-ref-20[20]. A mwagmSerrastretta, in mwagqCalabria, nel 2006 è stata fondata la comunità ebraica riformata mwaguNer Tamid del Sud dalla mwagyrabbina Barbara Aiello, la quale ha condotto ricerche secondo cui circa il 40% dei mwagccalabresi avrebbero almeno parziali origini ebraiche, discendendo da mwagganusim, ossia ebrei costretti in passato ad adottare il cristianesimocite-ref-21[21].
Ebraismo ultraortodosso (Charedì)
L'mwag8Ebraismo ultraortodosso o mwahaCharedì è un movimento religioso ebraico che comprende una diversità di orientamenti spirituali e culturali, tra cui molti afferenti al mwaheChassidismo, che si basano su una strettissima osservanza di precetti religiosi. Nell'ambito dell'mwahiebraismo ortodosso, mwahmChabad-Lubavitchcite-ref-22[22] è uno dei più grandi movimenti religiosi del mwahgChassidismo. Il movimento ha il suo centro principale nel quartiere di mwahkCrown Heights a mwahoBrooklyn, ma ha basi in tutto il mondo e si è ben sviluppato anche in Italia, con centri nelle principali città.
Chabad (חב"ד) è un mwahwacronimo mwah0ebraico di mwah4mwah8Chochmah, mwaiamwaieBinah, mwaiimwaimDa'at (mwaiqin ebraico חָכְמָה, בִּינָה, דַּעַתmwaiu?) che significano mwaiySaggezza, mwaicComprensione e mwaigConoscenza.cite-ref-23[23] Lubavitch è l'unica branca esistente di una famiglia di sette chassidiche conosciute un tempo collettivamente come mwai0Movimento Chabad: i nomi vengono ora usati in maniera intercambiabile. Un membro dello Chabad può venire chiamato sia "Chabadnik" (mwai4in ebraico חב"דניקmwai8?) o anche "Lubavitcher" (in mwajayiddish ליובאוויטשער).
Il mwajiChabad di Venezia è una mwajmCasa Chabad con una sua mwajqyeshivah nella piazza principale dell'antico mwajuGhetto di Venezia, una pasticceria e un ristorante dal nome "Gam Gam" all'entrata del ghetto stesso. I pasti dello mwajyShabbat vengono serviti ai tavoli esterni del ristorante, lungo il mwajccanale di Cannaregio con vista del mwajgponte delle Guglie vicino al mwajkCanal Grande.cite-ref-24[24]cite-ref-25[25]cite-ref-26[26]cite-ref-27[27] Nel romanzo mwakoMuch Ado About Jessie Kaplan (Molto rumore per Jessie Kaplan), il ristorante è centro di un mistero storico con richiami mwaksshakespeariani.cite-ref-28[28] Ogni anno, per il mwalafestival di mwaleSukkot, una mwalisukkah viene eretta su una barca del canale che fa il giro della città, e una grande mwalmMenorah viene portata lungo le calli durante mwalqHanukkah.cite-ref-29[29]
Note
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Voci correlate
• mwa48Comunità ebraica di Milano
• mwa5eComunità ebraiche italiane
• mwa5mStoria della Sicilia ebraica
• mwa5uReligioni in Italia
• mwa5cStoria degli ebrei in Europa
• mwa5kPagine Ebraiche
• mwa5sGiudecca (quartiere ebraico)
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Collegamenti esterni
• mwa6asito UCEI Unione delle Comunità Ebraiche Italiane]
• mwa6iComunità Ebraica di Roma, su romacer.org.
• mwa6qComunità Ebraica di Milano, mwa6uMosaico
• mwa6cComunità Ebraica di Venezia, su doge.it. URL consultato il 20 giugno 2013 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2006).
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